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SENTIAMO IL BISOGNO DI PUNTUALIZZARE

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Domenica 11 Marzo 2018 19:41

Sarà per la sfiducia, sarà per l’incompetenza o l’incomprensione, sarà per le traversie o le vicende infauste, oppure per le contrarietà o le indecisioni, resta il fatto che i consorziati di Casalpalocco ancora oggi non hanno trovato la loro identità di appartenenza ovvero la forma giuridica chiara del loro Consorzio di fronte alla legge.
Eppure, come tutti dovrebbero sapere, il Consorzio è nato con tutti i crismi di legalità imposti dal Comune di Roma con una delibera che si è perfezionata nel 1960 mediante una Convenzione edilizia “per la costruzione di case di civile abitazione in Roma, località Palocco”, ed un atto costitutivo consortile secondo i quali le opere ed i servizi di pubblica utilità sarebbero stati custoditi e mantenuti dai consorziati fino a quando non fossero stati assunti dal Comune.


I contenuti essenziali della Convenzione e dello Statuto tracciano in maniera incontrovertibile la sintesi delle adempienze : la Società Immobiliare è obbligata a costruire il quartiere residenziale su progetti approvati dagli Uffici Tecnici del Comune; vende i fabbricati civili e mantiene la proprietà delle strade con le relative aiuole e con i servizi collettivi su di esse esistenti in attesa di trasferirla gratuitamente al Comune non appena la costruzione, il cui termine stabilito è di dieci anni, venga ultimata.
Nonostante la semplicità della questione, il procedimento non ha trovato compimento nemmeno quando il Comprensorio di Casalpalocco è entrato a pieno titolo nel Piano Regolatore della città di Roma.


Ci domandiamo allora perché, visto che la durata del Consorzio era prevista dallo Statuto fino al 1975, dopo 42 anni il passaggio al Comune dei beni di pubblica utilità e dei servizi ancora non è stato completato e si è dovuta prorogare la scadenza fino ai nostri giorni? Va da se che, per decenni, a questa domanda abbiamo preferito non dare risposta.
Infatti, ci siamo avvicendati nelle assemblee annuali con l’intento di voler protrarre quanto più possibile un’autonoma gestione di beni e di servizi che non ci appartengono rifiutandoci praticamente di accelerare l’attuazione di quanto stabilito dalla Convenzione.


Il risultato è sotto i nostri occhi.


Abbiamo prestato il fianco a speculazioni di vario tipo che hanno causato controversie e impropri esborsi di denaro al solo scopo di tenere in piedi un ente privo di fondamento giuridico sorto su volontà dell’Amministrazione comunale unicamente per gestire provvisoriamente i beni ed i servizi destinati al pubblico Demanio.
Ci troviamo a gestire opere di uso pubblico che hanno oltre mezzo secolo di vita le cui manutenzioni, ammodernamenti e rifacimenti richiederanno sempre maggiori spese.
Abbiamo reso il Comune estraneo nei confronti del nostro comprensorio tanto da essere esclusi dai vari servizi municipali fino a qualche tempo fa.
Nel contempo il lavoro dei Comitati di quartiere è servito a portare la questione all’attenzione della comunità con tenacia e continuità fino ad ottenere da parte il Consiglio di Amministrazione del Consorzio l’inizio di una trattativa con il Comune per l’applicazione dell’art. 3 della Convenzione ovvero per fare in modo che l’attuale società proprietaria trasferisca gratuitamente al Comune le aree stradali con le relative aiuole e con i servizi collettivi su di esse esistenti.


Nella Gazzetta del trascorso mese di febbraio il CdA ha avuto modo di confermare detta iniziativa. A sorpresa, però, nella stessa Gazzetta, il CdA fa rilevare di “pensarci non una ma cento volte prima di invocare il passaggio al Comune delle rimanenti strade insieme ai servizi gestiti dal Consorzio”. Come si vede, riaffiora immancabilmente l’incertezza derivante dal presupposto che il subentro del Comune possa provocare il degrado del nostro territorio.


Giudizio che nel gergo giudiziario si definisce “Sentenza Suicida”: Nei processi in Corte d'Assise (in cui la colpevolezza dell'imputato viene decisa dai "giudici popolari" (i "giurati") può essere un mezzo per calpestare la loro decisione, per es. quando si sono pronunciati per l'innocenza dell'imputato che invece i giudici "togati" vogliono condannare, o viceversa.
La situazione di attuale degrado, a parte il VERDE, è la stessa in tutto il territorio di Roma Capitale: con la differenza che noi paghiamo 2 volte.
Tutti i Cittadini hanno Diritto ad avere Pubblici Servizi Efficienti. Dobbiamo pretenderli, Dobbiamo ottenerli.
C’è anche un altro motivo per fare applicare l’art. 3 della Convenzione: Eliminare le tentazioni che derivano dal poter gestire altri appalti, oltre la gestione e la manutenzione del VERDE!
La cosa certa è che non sono immaginabili soluzioni fuori dalla logica della Convenzione.

CdQ Palocco

 

Il recentissimo provvedimento approvato dal Comune di Roma (vedi allegato) potrebbe essere la soluzione per il nostro quartiere.

La Giunta Capitolina ha approvato una delibera contenente le linee guida per il Regolamento del Verde e del Paesaggio di Roma Capitale. “Con questo atto normativo d’indirizzo vogliamo predisporre una regolamentazione organica e uniforme di tutte le aree verdi, pubbliche e private della città, per assicurarne un’efficace gestione sostenibile, accrescerne il valore ambientale e paesaggistico, salvaguardarne caratteristiche e peculiarità”, dichiara l’Assessora alla Sostenibilità Ambientale di Roma Capitale Pinuccia Montanari.
Tra gli obiettivi, oltre a garantire la manutenzione, promozione e recupero del verde e del paesaggio, c’è anche la riduzione delle emissioni di CO2 (secondo gli obiettivi fissati nel Piano di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima - PAESC); la tutela della biodiversità; la valorizzazione e conservazione di parchi, riserve, aree naturali protette, giardini e ville storiche; assicurare il ripristino e il mantenimento delle potature “artistiche” storiche di alcuni quartieri di Roma; coinvolgere i cittadini e promuovere le iniziative volte alla sensibilizzazione sul verde.
Il testo, elaborato dal Dipartimento Tutela Ambientale - Servizio Giardini e dall’Assessorato alla Sostenibilità Ambientale, tiene conto delle esperienze normative pregresse e della disciplina ambientale nazionale e comunitaria attualmente vigente. Le linee guida sono state oggetto di confronto anche con le università romane e le associazioni nazionali quali WWF, Legambiente, Giardini e Parchi d’Italia, Touring Club Italia e tante altre associazioni.
“Si tratta di linee programmatiche chiare e innovative per l’azione amministrativa – spiega Montanari - Possiamo contare su milioni di metri quadrati di Verde: siamo il più vasto comune italiano per estensione territoriale, uno dei più verdi d’Europa, con eccezionali peculiarità ambientali, ecologiche, paesaggistiche, storico-culturali, archeologiche e con flora e fauna ricche di biodiversità da tutelare. Fare di Roma il più grande Giardino d’Europa si può”.
“Il verde urbano è una risorsa fondamentale per la sostenibilità urbana e queste Linee Guida sono lo strumento che mancava per dare concretezza alle ambizioni di riqualificare, migliorare la rete verde, la sua ricchezza, che non appartiene esclusivamente alla nostra città, ma ha un rilievo nazionale e internazionale. Uno strumento strategico per conoscere, censire, valorizzare, proteggere e tutelare il verde in città, inteso come sistema di interconnessioni, superando quella visione, spesso prevalente nella pratica amministrativa, che lo concepisce esclusivamente quale elemento residuale della città”, conclude.

 
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